Blog · Campagne · 6 ottobre 2026 · 6 min di lettura
Quanto costa sponsorizzaresu Instagram e Facebook nel 2026
Non esiste un listino. Si compra all’asta, e il prezzo lo fanno il pubblico, il periodo e la qualità di quello che mostri. Qui trovi i numeri verificati, un budget realistico per un’attività locale e gli errori che fanno spendere il doppio.
Prima cosa: non c’è un prezzo, c’è un’asta
La domanda arriva quasi sempre così, davanti a un caffè: «Quanto costa sponsorizzare un post?». La risposta onesta è che Instagram e Facebook non vendono spazi a prezzo fisso. Ogni volta che una persona apre il feed, Meta mette all’asta quel momento tra tutti gli inserzionisti che vogliono raggiungerla. Vince chi offre di più, corretto per la qualità dell’annuncio e per quanto quella persona tende a reagire.
Per questo due attività della stessa città possono pagare cifre molto diverse. Una pizzeria che mostra un video girato in sala, con un pubblico di 15 chilometri intorno al locale, paga meno di un negozio che manda la stessa foto del catalogo a tutta la Campania. Il prezzo che vedi nel report si chiama CPM, costo per mille impression: quanto spendi ogni mille volte che l’annuncio viene mostrato.
I numeri veri, con le fonti
I dati più solidi e aggiornati arrivano da uno studio americano su 1.829 campagne, pubblicato a settembre 2026 da WordStream. Sono dollari e Stati Uniti, quindi vanno letti come riferimento, non come listino italiano:
- Campagne che portano visite al sito: 0,60 $ per click in media, con l’1,93% delle persone che clicca dopo aver visto l’annuncio.
- Campagne per raccogliere contatti: 27,39 $ per contatto in media, con punte di 61,56 $ per gli studi dentistici e 50,91 $ per i centri estetici.
- Ristoranti: 0,45 $ per click. Moda e abbigliamento: 0,71 $. Immobiliare: 0,55 $.
In Italia si spende meno per raggiungere mille persone, perché all’asta partecipano meno inserzionisti. Le rilevazioni di settore per il 2026 collocano Facebook tra 5 e 7,5 dollari e Instagram tra 6,5 e 9,5 dollari ogni mille impression, contro i 16–21 dollari degli Stati Uniti. Sono stime senza una metodologia pubblica: prendile come ordine di grandezza, non come promessa.
Quanto mettere, davvero
Meta accetta campagne da 1 euro al giorno. Con 1 euro al giorno, però, non impari niente: l’annuncio arriva a poche decine di persone e il report non dice nulla di utile. Per un’attività locale la base realistica è tra 5 e 10 euro al giorno, cioè 150–300 euro al mese. È la soglia indicata anche da Veronica Gentili, tra le voci italiane più seguite sulle campagne Meta: con 250–300 euro al mese ben investiti una piccola impresa inizia a vedere risultati.
C’è anche una regola tecnica da conoscere. Ogni gruppo di inserzioni passa una «fase di apprendimento» e ne esce dopo circa cinquanta risultati in sette giorni. Se un contatto ti costa 5 euro, servono circa 35 euro al giorno perché l’algoritmo si stabilizzi in una settimana. Sotto quella cifra la campagna gira lo stesso, ma resta instabile e costa di più per risultato.
Un esempio di calcolo
Prendi un ristorante che investe 10 euro al giorno, 300 al mese, con un CPM di 7 euro: sono circa 43.000 impression al mese. Se il 2% delle persone clicca, sono 860 visite alla pagina delle prenotazioni. Se il 5% di chi arriva prenota o scrive, sono 43 contatti: circa 7 euro a contatto. È aritmetica, non una previsione: i tuoi numeri li scopri solo provando, e i primi quindici giorni servono a questo.
Dove si buttano i soldi
- «Metti in evidenza» dal telefono. Il tasto azzurro sotto il post sponsorizza senza obiettivo e senza pubblico ragionato. Spendi, ma non misuri.
- Nessun pixel sul sito. Senza il pixel Meta non sa chi ha prenotato, quindi non può cercare altre persone simili.
- Cambiare tutto ogni giorno. Ogni modifica riavvia l’apprendimento. Si decide, si aspetta una settimana, poi si corregge.
- Pubblico troppo stretto. Un raggio di 2 chilometri e tre interessi incrociati fanno salire il prezzo per mille. Meglio largo e lasciare lavorare l’algoritmo.
- Creatività debole. La foto o il video fanno la differenza più grande sul costo: un annuncio che le persone guardano paga l’asta meno di uno che scorrono.
Il budget e il lavoro sono due voci diverse
Il budget pubblicitario lo incassa Meta, dalla tua carta o da quella dello studio che ti segue. Il lavoro di chi prepara i materiali, imposta la campagna, la controlla ogni giorno e ti scrive il report è una voce a parte. In una proposta seria le due cifre sono scritte separate: così sai sempre quanto va in pubblicità e quanto in competenza.
Cosa guardare nel report
Cinque numeri bastano: la copertura (quante persone diverse hanno visto l’annuncio), il CPM, il CTR (quanti cliccano), il costo per risultato e i risultati veri: prenotazioni, messaggi, ordini. Tutto il resto, like compresi, serve a chi vende la campagna, non a chi la paga.
Controllato il 6 ottobre 2026. Le fonti sono in fondo alla pagina.
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Domandefrequenti
01Posso partire con 50 euro al mese?
Si può, ma con circa 1,60 euro al giorno raggiungi poche centinaia di persone e il report non ti dice se funziona. Meglio concentrare lo stesso budget in due settimane a 5 euro al giorno e leggere i numeri.
02Instagram o Facebook?
Entrambi stanno nello stesso pannello e la campagna può uscire su tutti e due. Instagram costa un po’ di più per mille impression, ma per moda, ristorazione e bellezza di solito rende meglio. Si prova, si guarda il costo per risultato e si sposta il budget dove rende.
03Dopo quanto vedo i risultati?
La prima settimana serve all’algoritmo per imparare. Dalla seconda i numeri si stabilizzano; dopo un mese si capisce se il costo per risultato è sostenibile per la tua attività.
04Il budget lo pago io o lo studio?
Puoi collegare la tua carta all’account pubblicitario, così vedi ogni euro, oppure anticiparlo allo studio. In ogni caso la cifra della pubblicità e la cifra del lavoro vanno scritte separate nella proposta.
Fonti
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